Speedo

Seduto sulla battima di una spiaggia a cui le onde del mare, dopo giorni di libeccio, hanno mangiato metri di rena, guardo persone passare davanti all’orizzonte. Sono costumi riempiti di corpi che vanno a Sud, che vanno a Nord. Uno scenario fantastico e poliedricamente, singolarmente diverso. Costumi di tutte le fogge, di tutti i colori, alcuni dei quali riescono, a stento, a contenere sezioni anatomiche. Ed è ad un certo punto che lo vedo; improvvisa visione che accende una luce sui ricordi. Un costume nero che un uomo non più giovane, ma visibilmente e positivamente “in forma”, indossa con una certa classe. E’ la scritta sulle chiappe che acchiappa, chissà perché, chissà come, immagini immagazzinate negli anni: “Speedo“.

Più o meno, in ordine sparso, ecco cosa passa per la mente, mentre il mare, che sembra capire cosa sta succedendo, trasforma la sua risacca in una risata:

Il costume Speedo, appunto. Le tavolette di legno da utilizzare nel bozzone per le lezioni di nuoto del professor Bartelloni. Le precarie costruzioni in legno che, sempre al bozzone, venivano utilizzate per pescar le cèe. Quadratini (o rettangoli, non ricordo bene) che cadevano dal cielo, attaccati a piccoli paracaduti lanciati da aerei pubblicitari. Il missile che, con una specie di fionda, facevamo partire verso il cielo con la speranza, poi, che il paracadute si aprisse per gestire in sicurezza le fasi del ritorno a terra. I tappini di birra, gazzosa, cocacola, chinotto, cedrata, acqua minerale che, imbottiti con sughero, figurine e plastica trasparente, si trasformavano magicamente in giocatori di calcio, ciclisti, ma anche, cavalli del Palio di Siena. Ercolino sempre in piedi. Rampini e pasta di pane per la pesca dei crognoli al moletto. Mazzetti di figurine per giocare a soffietto. Palloni da calcio per partite che non finivano mai. La febbre degli Swatch…

Insomma, un tuffo nelle estate di ieri, fatto lanciandomi da un trampolino rappresentato da uno Speedo.

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