La frizzina

Complice il caldo ed un incontro inatteso sugli scaffali di un supermercato, da qualche giorno, nel frigo, si rinfresca e ci rinfresca, una bella bottiglia contenente acqua vivacizzata da una bustina di Idrolitina. La bevo con piacere e ricordo quando, da piccolo bamboretto della via Garibaldi, sulle nostre tavole estive, la “frizzina” era una presenza fissa. Bottiglia di vetro che non lasciava scarti di carta e plastica (ma come facevamo a vivere senza produrre quasi nessun rifiuto…?) e che, solo in occasioni speciali, lasciava spazio alla Coca Cola (mi pare fosse più buona e frizzante) i cui tappini diventavano subito i protagonisti di Giri d’Italia, Tour de France e sfide tra squadre di calcio, su ampie porzioni di marciapiedi, piazze ed orti. Ma c’erano, anche, la gazzosa, la cedrata, l’orzata, il chinotto, il tamarindo (specie per le granite fatte con pezzi grattati da blocchi di ghiaccio) e la spuma, sposa perfetta di meravigliose fette di cecina.

E, poi… la strana bottiglia di aranciata, l’originale miscuglio tra birra e gazzosa, il fiasco di vino impagliato, la damigiana con la sughetta… Ora, però, basta. Ho la gola secca ed un bel bicchiere di “frizzina” chi mi aspetta…

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