Il Bamboro rotto

Sono le otto, il bimbo piange a dirotto, il bamboro è rotto. La notte di Natale sta per bussare alla porta socchiusa sul tempo che fu. In cucina c’è odore di latte bruciato, manca la legna nel camino, manca il gradevole profumo di mandarino, manca il sorriso del bambino. Fuori nevica, chissà. Dentro il cuore della mamma c’è un cielo che non riesce a contenere tutte le nuvole della preoccupazione. Anche il vecchio orologio appeso alla parete, testimone di infiniti giri di lancette, sembra far fatica a contrastare l’inesorabile incedere del tempo. Passo dopo passo, secondo dopo secondo, la striscia del passato si allunga, il presente è rena su cui si stamperanno le impronte future. Il pappà, immerso nei suoi pensieri come conchiglia nel mare, seduto sulla poltrona, accarezza il gatto. Il cane, invece, è immobile, accovacciato ai piedi della mamma. Un lumino riflette i suoi guizzi di luce sul presepe posizionato tra la croce e il ritratto della nonna. Due fiori colorano lo spazio sul tavolo. I pensieri volano, mentre la voce del pappà rompe il silenzio e diventa canto di sirena che magneticamente attira fantasia ed immaginazione. Quella che sta raccontando è una favola, una favola blu; il colore del mare e del cielo, della fiducia e del sogno, del desiderio e della serenità. Contiene la speranza che le cose possano cambiare, che le persone riescano a ritrovare umanità e sensibilità. Che le civette la smettano di cantare, che le piazze, davanti alle chiese, tornino a popolarsi, le scuole a riavvicinare i banchi e tutti, ma proprio tutti, a riconquistare la libertà di abbracciarsi. Una favola a lieto fine con la vita che si alza dalla sedia per tornare a camminare. E se lo farà, lo potrà fare grazie, anche, a persone come Te

AUGURI

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