Ma di che parliamo…

Tolto di mezzo il tecnico, capace di tutto meno che sputare fuoco dalla bocca, la classe politica, soprattutto od esclusivamente quella delle poltrone, ha dovuto gioco forza confrontarsi con una campagna elettorale inattesa e non gradita. Ci sono meno scranni e ci saranno, sicuramente, meno votanti.


Pochi i comizi, stringati i programmi. Affollati i salotti tv, intasati i canali social, compreso TikTok dove maggiori sono state e sono le magre figure dei candidati. Si parla di tutto, ma è come non parlare di niente.
Purtroppo, però, la verità è che non si parla di temi che, invece, dovrebbero essere l’essenza del dibattito, il cuore dell’agire. Emergenza climatica, pace, salute, istruzione, costo e valore del lavoro, mafia, bollette, giustizia sociale…


I candidati, nella stragrande maggioranza dei casi scelti ed imposti dalle segreterie, interpretano un copione in cui indossano i panni di personaggi che conoscono il territorio, incarnano ideali, intendono sostenere e diffondere valori. Appunto, un copione che una fascia maggioritaria del pubblico votante pare non esser più disposto ad applaudire.

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