La lumachina…

Questa storia è vera, ma può sembrare incredibile…

Sistemo alcune cose in camera e trovo uno dei tanti libri che il Natale ha portato nella libreria dei piccoli. Si tratta della “Storia di una lumaca che scoprì l’importanza della lentezza” di Luis Sepùlveda, edito da Guanda. E’ un piacere, come lo è con tutti i libri, toccarlo, sfogliarlo, sentirlo vivo. Mentre provo questa sensazione ripenso alla fortuna che ebbi quando, al Margherita, per “La Biblioteca delle Muse“, presentai l’incontro con il grande scrittore cileno, morto in Spagna nel 2020.

Per questo motivo, e non solo, decido quindi di posizionarlo sul comodino, nello spazio dedicato alle letture serali. Esco di camera e vado in cucina. Saranno sei, sette passi… ci salutano due, tre secondi e Michela mi chiama per farmi vedere una cosa sul banco, davanti all’acquaio. E’ una lumachina… arrivata al secondo piano, probabilmente ospite del cesto di insalata, colto all’orto.

Inutile dire che la sera, prima di dormire, ho letto l’intera storia, nata per tenere fede ad una promessa; quella fatta da Sepùlveda al nipote Daniel che, qualche anno fa, nel giardino di casa, si mise ad osservare una lumaca per poi uscirsene con una domanda molto difficile: “Perchè è così lenta la lumaca?

E dato che, al momento, la risposta non c’era la promessa, appunto, fu quella che un giorno, non sapeva quando, sarebbe arrivata una storia capace di fornirne una.

L’ho letta tutta d’un fiato con negli occhi la lumachina della cucina (per la cronaca l’abbiamo trasferita tra le piante del terrazzo) che, ne sono sicuro, anche lei voleva conoscere i motivi della lentezza e desiderava un nome. Lo ha trovato, le ho dato lo stesso scelto dall’autore: Ribelle.

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