In Te son nato…

Ieri mi è capitato di ascoltare la puntata di “Un giorno da pecora“, su radiouno. Interessante il dialogo, in diretta dall’Ucraina, con il signor Alessio, professore di italiano accreditato presso la società Dante Alighieri, che ha deciso di “affrontare” la guerra e non solo per rimanere al fianco del figlio.

Tra le cose che ha detto, mentalmente, ne ho conservate due. Il paragone con le formiche: “Oggi noi ucraini siamo come delle formiche, ognuno fa qualcosa per l’altro, tutti con un obiettivo comune” e la risposta alla domanda: “Perché non viene via da Kiev?“, ovvero: “Non ci penso proprio, sono nato qui e nella mia città vorrei morire“.

La stessa frase, in pratica, che anni orsono due ragazzi decisero di scrivere a caratteri cubitali sul muro del nostro moletto e che, verso l’orizzonte, ancora oggi possiamo ammirare. Tratta da una poesia di Mario Tobino, inserita nella raccolta “L’Asso di picche“, edita nel 1955 da Vallecchi.

O Viareggio più bella dell’oriente
che nell’immacolato celeste delle tue sere
esali l’acuto profumo dell’oleandro,
in te son nato
in te spero morire
.
E lacerino le trombe l’aria,
solenni e motteggiatrici,
quel dopopranzo di malinconia pensierosa
che trasporteranno al cimitero
l’unico poeta.

Un grido di amore, un tributo ad una città, la propria città, che tutti noi, come formiche, dovremmo contribuire a rendere migliore, facendo qualcosa per Lei, per noi, per gli altri. Tutti insieme, con obiettivi comuni.

Kiev
Foto di Andrea della Spora

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